Riflessioni sulla democrazia partecipata: caso pista ciclabile

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Dall’articolo del Tiburno riprendiamo le parole del Sindaco “Abbiamo convocato più di venti associazioni tra quelle di categoria, scout, scuole e via discorrendo. Alla riunioni nelle quali si parlava del tracciato su via Salaria c’erano otto persone.” Ci chiediamo se la presenza di sole “otto persone”  poteva, nello spirito del dovere di rappresentanza dei cittadini che il Sindaco deve adottare,  essere interpretato come un  segnale chiaro che la sua cittadinanza era obiettivamente poco o male informata,  circa il progetto che si stava discutendo?

Sarebbe stato giusto ritentare, un incontro con la cittadinanza , utilizzando canali di comunicazione pubblica e istituzionale decisamente più incisivi e che,  quando si vuole veramente,  lo abbiamo visto durante la campagna elettorale,  arrivano ai destinatari? O possiamo, a buon diritto,  beneficiare del  dubbio che le otto persone siano state la “palla al balzo” per sentirsi le spalle coperte alla variante del  tracciato,  avendo, servito su un piatto d’argento , l’alibi perfetto  di aver tentato di parlarne con la cittadinanza.?

Sappiamo, da chi è intervenuto, che ci sono state solamente due convocazioni ,  che non è stato presentato ai cittadini che vi hanno partecipato  alcun progetto ed  il tracciato su cui si è discusso era quello proposto nel Bando del Plus.

Se il Sindaco ritiene che ogni proposta di discussione pubblica con la cittadinanza, ad esempio   la Mozione firmata dal Movimento 5 stelle,  su temi importanti per il futuro di Monterotondo si risolverà con un diniego 15 a 9 , ricordiamo che forse sarebbe di buon senso, tenere a mente che alle scorse elezioni il 35% della cittadinanza con diritto di voto, non è entrata nelle urne,  segnale di malcontento di cui tenere conto, e che  del restante 65% il 48% non gli ha dato fiducia.